Milena Gabanelli e le Auto Elettriche, manca il #Retrofit

Buongiorno a tutti.

Sto leggendo con molto interesse il primo #DataRoom di Milena Gabanelli, riguardanti le Auto Elettriche. Vorrei analizzare con voi il testo di questo articolo, in quanto molte cose sono vere, dai dati in nostro possesso, altre invece potrebbero generare un procurato allarme per nulla.

Il titolo è scelto bene: Il mercato dell’auto elettrica in Italia non va. Perché?

Dalla lettura del contenuto dell’articolo la risposta risulta essere la seguente: non ci sono incentivi e politiche adeguate, non ci sono le colonnine, prezzi troppo alti.

Vediamo nel particolare nel testo dove vi si fa riferimento:

[…] C’è un motivo che contribuisce a frenare le vendite di automobili elettriche in Italia: gli incentivi sono fra i più bassi d’Europa — circa 3.000 euro contro una media di 9.000 — e ci sono poche colonnine per la ricarica. […]

A bloccare il mercato, per ora, è anche il prezzo delle vetture: in media si aggira sui 30 mila euro, su cui pesa fino al 50% la batteria. […] 

In Italia sono 4.207 in 2.108 postazioni, una ogni 14.388 abitanti. La Germania è la migliore in Europa: 22.708 colonnine, una ogni 3.620 persone. […]

In Italia, invece, una risoluzione del Senato ha posto l’obiettivo del 2040, quando verrà vietata la vendita di auto a benzina e diesel: a mancare, però, è un programma chiaro per raggiungere l’obiettivo. […]

Gli incentivi in italia sono inesistenti, questo è vero se però si considera la solita logica dell’incentivo alla rottamazione. Durante questa legislatura ci si è molto confrontati a riguardo. Se guardiamo l’analisi fatta da ENEA per conto del ministero dell’ambiente, scopriamo che l’incentivazione di un’auto nuova è ancora sconveniente. Meglio riqualificarla! Se vogliamo dare degli incentivi classici perché non ribaltare il paradigma e considerare l’effettiva impronta ambientale risparmiata? Se facessimo così il Retrofit risulterebbe il migliore investimento possibile.

Contesto fortemente alla Gabanelli il fatto che non ci sono politiche adeguate. Se si fa riferimento solo ad una risoluzione che impegna il governo a proporre un divieto, non si analizza il quadro di insieme.

Si potrebbe andare avanti ancora ma per me bastano questi interventi per dimostrare che a questo giro la politica ha lavorato seriamente.

L’articolo poi prosegue e pone davanti ai lettore, al mercato e alle PMI che ruotano intorno all’automotive, una preoccupazione senza fornire soluzioni. Il passaggio è questo:

Insieme al mercato delle auto a combustione interna, ci sarà anche un’intera economia che progressivamente scomparirà. Secondo uno studio del Financial Times, ad esempio, la proliferazione delle vetture elettriche farà crollare del 90% la richiesta di riparazioni in garage, perché la manutenzione dei motori elettrici è più semplice: basta pensare che il motore di una macchina Tesla è composta da appena 18 parti mobili. Con loro, ovviamente, se ne andranno i benzinai, gli autotrasportatori che consegnano carburante e, in generale, è minacciata l’intera industria del petrolio: un rapporto di Fitch Ratings, non a caso, consiglia alle compagnie petrolifere di «non mettere la testa sotto terra di fronte alle nuove tecnologie, altrimenti saranno guai».

Anche su questo piano il Retrofit offre una possibilità per superare questa situazione che la Gabanelli prospetta, ovvero creare una filiera italiana della riqualificazione elettrica dei veicoli. Ci stanno dentro dai produttori di Kit agli autoriparatori, che verrebbero valorizzati facendogli fare un salto di qualità e trasformandoli in imprenditori dell’elettrico, invece che mantenerli nel solito solco della riparazione. Stessa cosa vale per le aziende petrolifere e di distribuzione, il retrofit offre una occasione per trasformarsi e vendere servizi ai possessori di veicoli elettrici come descritto qui.

Concludo condividendo la frase con cui termina l’articolo:

Insomma: si va verso l’elettrico, ma non sappiamo bene come e siamo ben distanti dalla soluzione del problema. Quello che serve, più di ogni altra cosa, è un’educazione a consumare meno e a usare, quando possibile, i mezzi pubblici. Anche questo andrebbe insegnato nelle scuole ai nostri figli.

soffermandomi sul fatto che il retrofit può anche essere una soluzione per il TPL.


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